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Pensavo fosse amore ma invece era un Gaslighter!

Purtroppo si parla troppo poco di questa forma di violenza psicologica, della quale, in percentuale, sempre più donne sono le vittime.

Qui vi mostriamo i classici comportamenti che vi permetteranno di identificare un Gaslighter e rendervi, quindi, maggiormente consapevoli del rapporto d’amore malato che state vivendo.

Gaslighting: violenza psicologica, come identificarla e difendersi

In quanto investigatore privato, posso dirvi che, avendo seguito centinaia di casi di questo genere, nella maggior parte dei casi la trappola scatta quasi sempre all’interno di relazioni o rapporti coniugali già malati o comunque conflittuali e che, tale attività manipolatoria, si evidenzia maggiormente soprattutto quando il Gaslighter sviluppa o sta per mettere in atto una frequentazione extraconiugale.

Non è inusuale, infatti, che la persona narcisista o sociopatica, in un rapporto di coppia, marito o moglie che sia, non disdegni o anzi spesso ricerchi un rapporto extraconiugale.

Attenzione!

Si tratta quasi sempre di persone apparentemente normali, che iniziano la relazione in modo sano. Solo con il passare del tempo, mostrano la loro reale natura: anaffettiva, egocentrica, non empatica. Imprigionano il partner in un rapporto tossico e malato, nel quale difendersi è via via sempre più difficile e più avanti vi spiegherò il perché.

E’ molto importante quindi cercare di capire bene, fin da subito, con chi avete a che fare, per evitare poi di pentirvi quando sarete in forte difficoltà emotiva e psicologica.


LA VITTIMA IDEALE DI UN GASLIGHTER

Ho potuto notare che nella maggior parte dei casi, da me presi in carico, che il soggetto manipolatore in genere è attratto da partner dall’animo particolarmente buono e sensibile che, senza ombra di dubbio, mostra determinate caratteristiche di personalità, come:

  • spiccata sensibilità
  • vicinanza ed attenzione ai bisogni degli altri
  • fragilità ed insicurezza
  • empatia
  • timore della solitudine
  • paura dell’abbandono
  • idealizzazione del partner
  • ricerca di approvazione e protezione dagli altri
  • timore di deludere gli altri
  • bisogno di dare di sé un’immagine sempre positiva

Se queste appena lette, sono le vostre personali note caratteriali, allora leggete bene il prossimo capitolo.

COME RICONOSCERE IL MODUS OPERANDI DEL GASLIGHTER

Il soggetto manipolatore, tendenzialmente segue un iter alquanto standard che si può connotare in tre fasi principali:

Fase 1: inizialmente la vittima viene circondata da mille attenzioni (anche in modo eccessivo), numerose manifestazioni di affetto e di costante presenza da parte del partner.

Fase 2: in seguito, ecco che il partner inizia gradualmente a staccarsi, diventare sfuggente e stranamente silenzioso e scontroso. Colpevolizza l’altro per i motivi più banali.

La vittima inizialmente cercherà di difendersi, provando ad instaurare un dialogo con il partner, con la speranza di fargli cambiare idea ma, lentamente, inizierà a sentirsi in colpa, entrando in uno stato di ansia e di allerta per paura di sbagliare di nuovo, non accorgendosi così che nel mentre la sua autostima sta iniziando inesorabilmente a crollare.

Fase 3: a questo punto, il “gioco perverso” diviene davvero sottile.

L’abusatore inizia ad alternare momenti di “dolcezza” a momenti di “cattiveria pura”.

La persona abusata così sempre più confusa, ancorata al ricordo dei bei momenti di quando era circondata di attenzioni, arriva a pensare di ritenersi responsabile del comportamento dell’altro, diventando così sempre più accondiscendente e indifesa, mentre l’altro, consapevole di averla in pugno, rincara la dose di violenza psicologica quotidiana.

Da questo momento in poi, l’altalena emotiva così generata, porterà la vittima a perdere la capacità di giudizio e il senso della realtà.

La violenza psicologica a questo punto diventa “cronica” e la vittima si convince di essere la sola colpevole, a tal punto che, in molti casi, inizierà a difendere l’abusatore.

In alcune delle peggiori situazioni, secondo gli psicologi Gass e Nichols (1988), i comportamenti di Gaslighting determinano nelle vittime un tale crollo psicologico da indurle addirittura al suicidio.

A supporto della mia tesi circa la necessità di allertare e quindi tutelare le possibili vittime di un eventuale Gaslighter, di seguito vi elencherò i più evidenti segnali comportamentali che potrebbero aiutarvi ad identificare un probabile manipolatore.

SEGNALI SOSPETTI

1) Menzogne. Normalmente i manipolatori non sono sinceri e al proprio partner raccontano continue bugie. Inoltre, hanno spesso l’abitudine di accusare la propria vittima di comportamenti o atteggiamenti inesistenti, in modo da metterla in uno stato di costante allerta e di destabilizzarla dal punto di vista psicologico.

2) Confusione. I manipolatori sanno benissimo che la confusione genera insicurezza. Giorno dopo giorno, destabilizzano il partner in modo da creare un legame indissolubile. Una dipendenza affettiva e psicologica dalla quale è difficilissimo disintossicarsi.

3) Dubbi. Un altro tratto distintivo dei Gaslighter è la tendenza a negare sempre, anche di fronte alla più chiara evidenza. In questo modo la propria vittima viene assalita dai dubbi e comincia a dubitare anche della realtà che la circonda.

4) Alleanze. I manipolatori cercano il supporto delle persone esterne alla relazione. Raccontano bugie relative al partner, in modo da isolarlo sempre di più. La sua fiducia nei confronti del mondo esterno crolla e così la sottomissione e la dipendenza diventano sempre più forti.

5) Speranze. Un altro comportamento tipico dei manipolatori è la tendenza a creare false speranze nel partner. Dopo aver assunto comportamenti terribili, spesso comincia a trattare la propria vittima con gentilezza, in modo da indurla a pensare che la situazione possa migliorare. Ma si tratta solo di uno specchio per le allodole, perché il desiderio di sottomettere e dominare non si placa mai.

6) Affetti. Nella maggior parte dei casi, il Gaslighter cerca di isolare la propria vittima, facendo leva sui suoi affetti più cari. Magari criticandola davanti ai figli, in modo da sminuirla e farla sentire perennemente inadeguata o parlando male di lei con i parenti più stretti.

7) Emozioni. I manipolatori considerano la sensibilità e le emozioni della propria vittima come negative, come sintomo di debolezza. Per questo tendono a minimizzarle, al punto da far sentire la vittima a disagio. Il risultato è la tendenza a reprimere, sempre.

8) Errori. I manipolatori tendono ad accusare la propria vittima di continui errori, spesso inventati. L’obiettivo, anche in questo caso, è destabilizzarla e farla sentire inadeguata. E così, giorno dopo giorno, la paura di sbagliare prende il sopravvento e blocca qualunque iniziativa.

9) Depressione. Il gaslighter è un narcisista talmente privo di empatia da riuscire, nei casi più gravi, a far cadere la propria vittima in uno stato di ansia o addirittura di depressione. Senza che questa sia più in grado di chiedere aiuto.

10) Follia. I manipolatori, quando non riescono a ottenere ciò che vogliono, possono cercare di convincere la propria vittima di avere problemi di scarso equilibrio mentale. Possono spingersi con il loro fare manipolatore, sia con atteggiamenti subdoli che palesi, fino a farla sentire pazza, con l’obiettivo di legarla sempre di più a lui e di farle perdere la percezione della realtà.

PERCHÉ LA VITTIMA DIFFICILMENTE REAGISCE?

Gaslighter

Tantissime volte mi son trovato a cercare di convincere queste vittime di Gaslighting a reagire e a porre fine al loro amore malato e sottomesso, ma vi confesso che ho sempre avuto enormi difficoltà nel cercare di farle ragionare.

In effetti, il Gaslighter tende a dominare sempre la sua vittima, ponendo in essere un vero e proprio massacro psicologico, in cui la stessa si convince di essere inetta e piena di difetti, avendo il preciso scopo di svilirla, di farla dubitare di sé e della sua percezione della realtà. Vuole annientarla psicologicamente, per poterla controllare e soprattutto per non essere controllato a sua volta.

Diventando così facilmente assoggettabile al controllo del suo manipolatore perverso, ecco che la vittima è confusa e non percepisce minimamente lo scopo manipolatorio del suo amato.

ATTEGGIAMENTI DA NON SOTTOVALUTARE PER SCOPRIRE UN’EVENTUALE INFEDELTÀ

Il gaslighter, per coprire la sua attività extraconiugale, in genere, utilizza senza remora alcuna, la sua azione manipolatoria, finalizzata soprattutto a non far sorgere sospetti circa la sua infedeltà.

Fate attenzione…

In questa fase il soggetto si mostra molto distante sentimentalmente e fisicamente dalla sua vittima e quasi la evita.

Tale suo atteggiamento scaturisce dal fatto che sia maggiormente gratificato dalla sua nuova azione di conquista in atto e poi, anche dal fatto che, mantenendo un certo distacco, evita così domande scomode alle quali troverebbe difficoltà di risposta, es.: “dove eri?”, “perché hai fatto tardi?”, “Come mai non mi hai risposto al telefono? …”, “chi era quella li?”, “come mai esci tutto profumato e ben vestito?” … etc.

Inoltre, quando è comunque costretto a incontrarsi con la sua vittima, onde evitare tali prevedibili e per lui scomode domande, pone in essere azioni devianti: attaccando lui per primo con domande e affermazioni destabilizzanti per la vittima, del tipo: “Ma come sei vestita?”, “Come mai non hai messo l’acqua in frigo?”, “Sei proprio trascurata…”, “Tutta la casa è in disordine…”, “ Ti si vedono le rughe…”, “Stai trascurando i figli…”, etc.., il tutto esternato con senso di disgusto, di rimprovero e con una tonalità di voce autoritaria ed intimidatoria.

Se poi la vittima non è una persona autonoma economicamente anzi, sotto questo aspetto dipende proprio da lui, questi non farà mancare occasione per farglielo presente e le fa pesare la sua dipendenza economica.

Insomma deve per forza, sempre e comunque, riuscire a mettere sulle difensive la vittima in modo che non pensi più a cosa combina lui.

Questa è tutta un’azione manipolatoria che fa sorgere nella vittima il costante dubbio che tutto quello che sta accadendo possa essere colpa sua, anche il fatto che lui possa essersi trovato un’amante.

NON SOLO LE VITTIME DEBOLI CASCANO NELLA TRAPPOLA DEL GASLIGHTER

Dopo tante indagini espletate in tal senso, ho potuto riscontrare che tale azione manipolatoria viene posta in essere anche quando la vittima è un soggetto “forte”, perché magari economicamente è autonoma, anche più di lui, non soffre di carenza di autostima, ha alternative di vita anche senza di lui ed è forte sia negli affetti familiari che amicali.

Su di loro però il gaslighter riesce a sfruttare al massimo le loro debolezze sentimentali, la loro correttezza e in particolar modo la loro ingenuità e bontà d’animo…

Quando ad esempio, il suo agire fedifrago viene scoperto dalla vittima, per evitare un’eventuale separazione a suo danno, la sua cattiveria viene esternata senza dignità con una martellante e ovviamente falsa, richiesta di essere perdonato.

Tale perdono, in genere, viene richiesto non perché si sia reso conto di quello che ha combinato e tantomeno del dolore che ha subìto la vittima, che poco gli importa, ma pur di non subire il danno di una eventuale separazione a suo carico, non certo danno sentimentale ma, quasi sempre, economico e di immagine. Il suo forte ego deviato lo porta a sminuire l’accaduto e a coinvolgere la vittima come concausa del suo agire, spesso tende a ribaltare le responsabilità e in molti casi continua a intrattenere anche il rapporto infedele con l’altro soggetto.

Quando tali azioni poi, non rilevano nella vittima alcun ripensamento nel lasciarlo e quando ha perso anche l’amante, il gaslighter pone in essere tutto il suo potenziale di attore drammatico esternando il massimo del vittimismo. In questa fase mette in gioco tutte le sue armi di persona falsa ed infida: piange e senza alcuna dignità, si prostra a qualsiasi azione di rivalsa da parte della vittima ben sapendo che comunque non le porrebbe mai in atto, esterna continui malori fisici, minaccia continue azioni autolesioniste sino a paventare, anche in maniera ripetuta, il suicidio, cosa che la casistica investigativa non ha mai riscontrato.

TUTELA GIURIDICA

Gaslighter

Il Gaslighting è una forma di abuso psicologico, in cui il comportamento messo in atto costituisce un sistematico attentato volto a corrodere la realtà della vittima, al punto da metterne in pericolo il benessere emotivo e psicologico.

Sul piano giuridico non è riconosciuto come reato. Le condotte manipolatorie possono però rientrare negli articoli del codice penale che afferiscono alla violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.) e ai maltrattamenti in famiglia (e art. 572 c.p.).

Vi è, poi, da considerare il danno esistenziale, poiché la vittima subisce un’alterazione del proprio modus vivendi a seguito della violenza subita. Nei casi più gravi si può accertare un danno psichico, con l’esacerbarsi di una vera e propria psicopatologia.

LA SALVEZZA

Non è facile uscire fuori da situazioni in cui si subisce sistematicamente il gaslighting, molto dipende dal tipo di abusi ricevuti e dai danni psicologici subiti.

La salvezza presuppone “la mente lucida”, cosa abbastanza difficile per una vittima di tale abuso psicologico.

A volte però il dolore può essere cosi forte che la persona venga spinta a chiedere aiuto dall’esterno.

Spesso l’aiuto di amici, familiari, di un buon terapeuta o di una persona particolarmente di fiducia, può servire a ritrovare lentamente una zona di pace. Purtroppo, spesso, ciò non è possibile, tenendo conto che questi tendono ad isolare la vittima cercando.

Ecco che mi sento di suggerire, a chi si trovasse in una simile situazione di dominio psicologico, di non escludere l’aiuto dello stesso investigatore privato. Una figura che in modo cosciente, razionale, esterno alle relazioni familiari e soprattutto super partes, in quanto non influenzato dal gaslighter, ma di cui ben conosce il modus operandi, potrebbe essere davvero d’aiuto e di supporto per portare a termine una pericolosa relazione.

Accorgersi dalle prime avvisaglie, dai primi segnali “sospetti”, che si ha a che fare con un narcisista o un sociopatico, è la sola salvezza.

Riuscire quindi a riconoscere un’azione di gaslighting, essendo consapevoli sia delle proprie virtù ma anche delle proprie debolezze, è la sola via di uscita per riprendersi la propria libertà emotiva e quindi tornare ad essere padroni della propria vita.

La mia lunga esperienza e il continuo interagire con le vittime di tali relazioni malate, mi ha sempre suggerito che la salvezza sta proprio nella conoscenza e nell’acquisizione di questa consapevolezza.